venerdì 27 settembre 2013

LE DIECI COSE CHE NON SOPPORTO NEI FILM - nuova versione

1) In ogni film ambientato a Parigi, si vede benissimo la Tour Eiffel da ogni finestra e terrazza. Ho abitato a Parigi, in Rue Masseran, vicinissimo alla Tour Eiffel, al quinto piano, e nessuno nel condominio la vedeva.

2) "spero che tu sappia quello che fai" "lo spero anch'io"


     Variazione dei film avventurosi: 
"lei sa pilotare questo aereo-treno-bus-trattore-elicottero-triciclo-pedalò?" 
"io no! e lei?"


3) Nei film americani: il protagonista lascia una riunione di lavoro importantissima o un congresso dove lui deve parlare per correre alla stazione/aeroporto/metropolitana ad inseguire la sua amata e dirle ti amo, mentre la gente intorno si ferma ad applaudire. Nella vita vera, lui perde il lavoro, la gente intorno gli dice vai a lavorare e lei gli dice vai a cagare.

4) Quando uno dei personaggi viaggia su treno/pullman sta sempre comodissimo, c'è sempre pochissima gente, sta sempre seduto composto anche in un viaggio di 10 ore, non cambia mai posizione, guarda fuori dal finestrino, non si gratta, non mangia, non dorme, non si stravacca.

5) Solo nei film italiani: gli attori disoccupati vivono soli in loft, attici enormi ordinatissimi e pulitissimi, vanno al ristorante quasi ogni sera o in locali strafighi, se mangiano a casa cucinano piatti elaborati serviti in piatti da ristorante, tavola apparecchiata come in un castello, mai un piatto di spaghetti mezzi freddi o una scatoletta di tonno davanti alla tv.

6) Sopratutto nei film italiani: il creativo in crisi (disegnatore, regista, artista) mentre sta nella sua bellissima casa, vedi 5), ad annoiarsi, è inseguito giorno e notte dal suo agente che gli offre soldi, contratti, feste, fighe, champagne e lui lo evita in tutti i modi. Nel mondo reale succede l'esatto contrario.

7) Nei film degli anni '60-primi '70, tutti hanno in casa solo un disco, il 45 giri con la colonna sonora del film stesso, quando dicono "ascoltiamo un poco di musica?" mettono sempre e solo quello, però la musica non esce dal giradischi ma direttamente dagli amplificatori del cinema.


 8) Si svegliano di colpo. sempre nei loro appartamenti fighissimi, in letti enormi tra grandi cuscini colorati, vedi 5)   in un attimo scendono dal letto, in cinque minuti si lavano, in totale quindici minuti dal risveglio sono vestiti elegantissimi ed escono. Non accendono mai la luce, perché la casa è illuminata da luce naturale esterna come in Barry Lindon, questo anche a Torino a novembre con l'ora legale. 

9) Nei film horror americani: quando due ragazzi conoscono due belle ragazze e fanno una scampagnata, si allontanano il più possibile dalla strada principale, evitando gente, negozi, centri abitati, cercano la strada più desolata, appena incontrano un tipo che si muove con aria losca, magari con una motosega in mano o un pezzo di cadavere in tasca, subito cercano in ogni modo di attaccare bottone con lui, insistono fino a farsi invitare a casa per la notte, quando poi sono da soli nella casa del tipo strano cercano di litigarci e di irritarlo in ogni modo. 

10) Nei film americani escono di casa o dall'hotel, fanno un cenno e subito un taxi enorme fighissimo si ferma con una frenata che gli distrugge mezzo pneumatico.

Nei film italiani, fanno due passi e si ferma proprio davanti  il tram o bus che serve, salgono senza timbrare il biglietto, il bus è sempre semivuoto e si siedono comodissimi, vedi 4)


                                                      (ANDREA DAZ)

giovedì 27 giugno 2013

LA GRANDE BELLEZZA - pensieri e chiacchere

Non l'ennesima recensione, ne sono uscite ormai troppe, alcune molto calzanti, poi una recensione esprime un giudizio, che invece non riesco a dare su questo film che non mi ha entusiasmato, anzi nella seconda parte mi ha annoiato, però mi è rimasto impresso e ho continuato a pensarci, quando mi chiedevano se andare a vederlo o no rispondevo subito di sì però mantenendo delle riserve, mi è capitato molte volte di rifletterci e di  parlarne con amici e conoscenti, sia online che a voce, qui raccolgo un mese di pensieri e chiacchere sparse:

                                SPOILER!!!  DESCRIVO E COMMENTO SCENE E SITUAZIONI!!

- la punta di diamante del film è la fotografia, di Luca Bigazzi, meritevole di nomination all'Oscar: una  fotografia che si esprime a vari livelli di profondità, un 3d senza gli occhali, Roma come in un sogno, come una placenta sonnolenta che ti avvolge e ti intorpidisce, la gamma cromatica dei colori usata in tutte le sfumature, la fotografia e la scelta di scorci di Roma insoliti al cinema, è questa straordinaria bellezza e risoluzione delle immagini che ha entusiasmato alcuni spettatori i quali hanno parlato di balzachiana "ricerca dell'assoluto", mi chiedo con una brutta fotografia cosa sarebbe rimasto, poiché la sceneggiatura sembra frammentaria e la recitazione non è al massimo, escludendo Servillo e Verdone.


- Jep-Servillo, elegantissimo, si veste  di bianco o comunque di tonalità molto chiare come Tom Wolfe, ha scritto un solo libro (importante) come Tom Wolfe (Il falò della vanita) e poi altre cose sparse, collaborazioni come giornalista, forse qualche racconto... il titolo dell'unico romanzo che ha scritto, si suppone di enorme successo commerciale visto il tenore di vita del nostro, è L'apparato umano, che richiama una raccolta di saggi di Tom Wolfe, La bestia umana,  infine l'ambiente (tutta gente davvero antipatica, tranne Romano-Verdone) che il nostro Jep frequenta è la perfetta traduzione romana dei "radical chic" newyorkesi, termine coniato dallo stesso Tom Wolfe.


- il personaggio di Romano-Verdone come look è molto simile nel film ad Ennio Flaiano, anche questa non credo sia una scelta casuale, in un film dove curiosamente tutto sembra studiato nei dettagli, tranne la sceneggiatura che sembra improvvisata e raffazzonata. Flaiano era però uno scrittore di successo, e aveva un carattere difficile, Romano-Verdone è l'opposto in entrambi gli aspetti.


- Romano-Verdone, Ramona-Ferilli, amor-roma, annagrami, allusioni in questo caso scontate e prevedibili.


- Sabrina Ferilli è molto calata nella parte di una donna che ha la morte dentro, è spenta, si sta seccando come una bella pianta inaridita, nel vasto curriculum di Sabrina ci sono solo tre film dove è "brava": La bella vita, Tutta la vita davanti e questo. Peccato quindi per un paio di scene (l'incontro al ristorante con Venditti, la visita notturna  ai giardini segreti romani) dove esce dal personaggio e sorride, parla con slancio, torna ad essere la Sabrina de il sofa beato chi se lo fa.



- Se avessi il tenore economico di Jep (che non ho) mi piacerebbe vivere in un appartamento con una bella terrazza, ma non sul Colosseo, zona che non amo molto, piuttosto a Prati-Valle Aurelia o a Flaminio, inoltre il mio stile di vita sarebbe molto diverso, anche se facessi il flaneur che vive di rendita seguirei quanto accade in città, andrei molto a teatro e al cinema, forse mi occuperei di Mercuzio a tempo pieno, insomma sarei attivissimo  e sopratutto frequenterei gente molto più simpatica, del giro di amici di Jep manterrei solo Romano, l'unica figura positiva tra tante.

- Jep non ha la macchina oppure nel film questo non si vede, anche quando accompagna Isabella Ferrari a casa (in Piazza Navona dal Colosseo) entrambi sono a piedi, oppure si muove con i taxi da un luogo all'altro?  Ho sempre pensato che i veri sfigati sono quelli che devono sempre andare in macchina perché si sentono superiori, e ho osservato che i veri ricchi, la gente In va sempre a piedi.

Dolce Vita:
"sai qual'è il tuo guaio? che hai troppi soldi"
"e il tuo è che non ne hai abbastanza"
Grande Bellezza:
"ma tu di lavoro cosa fai?"
"niente. sono ricca"

- Via Veneto: viziati dalle immagini della Dolce Vita, ma anche di Totò Peppino e la dolce vita, viziati dalle fotografie che si vedono esposte nei vari locali, rimaniamo per forza delusi dalla via Veneto di oggi, una strada triste, sopratutto di notte, con ristoranti costosissimi per turisti e sceicchi senza problemi economici, night clubs di quart'ordine, il vuoto, lo stesso vuoto che Jep vede negli occhi della ragazza in macchina (qui siamo nel Fellini più visionario, di Toby Dammitt e Casanova) . Poi incontra Fanny Ardant (cosa fa un'attrice famosa in giro a piedi da sola di notte) ed è per lui un tale raggio di luna nell'oscurità che sente dentro da non riuscire  a dirle una parola.


-influenza di Fellini: suore che fanno da coreografia silenziosa, come una Chorus Line, la critica allude ai preti nella Dolce Vita, dimenticando Le tentazioni del Dottor Antonio e Lo sceicco bianco con le suore ovunque.

La scena di Pasotti-Ferilli-Jep che vagano per i giardini segreti di Roma è un calco della festa nella villa della Dolce Vita, Ferilli indossa pure lo stesso costume-copricapo.


-nei film di Fellini c'è quasi sempre un personaggio principale e noi vediamo il mondo attraverso i suoi occhi (Amarcord, Roma, Casanova) e tutti gli altri personaggi solo quando si confrontano con lui. Questa struttura è pure in questo film, il POV del protagonista assoluto, che ha origini letterarie (Stendhal). Altri registi e scrittori usano la terza persona, creano un mondo e dall'alto osservano le storie di molti personaggi che si intrecciano (Tolstoi, Balzac, John Ford),


-la scena iniziale del film sul Gianicolo è a mio parere una delle più brutte, irrisolta e confusa.

-sicuramente hanno tagliato molto, troppo, quindi un giudizio complessivo dovrebbe essere rimandato a un "directors cut integrale" che arriverà forse più avanti in dvd, lo pensavo anche di Baaria, invece nel DVD, a parte i soliti documentari, non c'era nemmeno una scena in più. Il bel personaggio Romano-Verdone ha un'introduzione, una bella chiaccherata, poi un finale brusco, Ramona-Ferilli esce di scena o meglio sparisce  senza essere approfondita e spiegata, proprio quando il suo romanzo cominciava a rendersi interessante.
Serena Grandi pure è un personaggio che si poteva approfondire, credo la sua parte sia stata molto, anche troppo tagliata in un montaggio che è il punto debole del film, come la fotografia ne è la punta di diamante. 

- quelli che scrivono su twitter "se non vi piace non avete capito niente" (hai capito tutto tu  invece?) oppure "non l'avete visto bene" "non si può vedere una sola volta" quante volte lo devo vedere? e posso vederlo seduto comodo o devo mettermi in ginocchio sui ceci? devo digiunare prima della visione o dopo? bisogna osservare un momento di riflessione dopo la fine del film, come quando si fa la comunione? parafrasando Woody Allen, a me Sorrentino piace molto, e mi piace molto anche come persona, intelligente e umile, avendolo visto in molte interviste televisive, è il suo fan club che mi fa paura.






                                                                                                                          (ANDREA DAZ)






mercoledì 9 gennaio 2013

IL MONDO DEI POETI - seconda e ultima puntata


Dopo avere finito di esporre il mio geniale piano, decidemmo di non perdere ulteriore tempo e tornare in centro città. Mi resi conto che uno dei miei compagni cominciava a sua volta a dimostrare gli effetti poetici, anche se nel suo caso, almeno si rendeva conto di dire poesie e prima di ogni verso annunciava "permettetemi un momento poetico", era come una malattia, ma in una fase benigna e controllabile, per quello decidemmo di tenerlo comunque con noi. Uscendo appunto dalla fabbrica abbandonata e semibuia, inciampiai in qualcosa lamentandomi dal dolore e questo subito mi disse:

                 Permettetemi un momento poetico: o tu che soffri in codesto loco oscuro/la prossima volta accendi la luce che stai più sicuro!"


Il piano era tanto semplice quanto sagace: vestiti tutti da Babbi Natale, di modo che se qualcuno ci avesse rivolto la parola avremmo potuto cantare canzoncine natalizie e non farci riconoscere, saremmo arrivati alla casa di AG, ci saremmo arrampicati sui muri come i finti Babbi,  per poi infilarci nel camino, sequestrarlo e obbligarlo a disattivare l'arma chimica. 

 Ritornati in centro, ci fermammo davanti a una villetta bagnata dal sole afoso del mezzogiorno. Spiegai ai miei compagni che non poteva essere la casa di AG perché:
 1) che chiavica di racconto di avventure è se subito trovo quello che sto cercando? 
 2) A Milano in gennaio non c'è il caldo sole afoso e questo racconto di avventure è una chiavica 
 3) non c'era il camino.

Così cercammo altre case, mentre il malumore degli altri serpeggiava, inoltre più ci avvicinavamo ad AG più l'influenza maligna del raggio poetico colpiva i miei compagni, mentre curiosamente io rimanevo del tutto indifferente, con me il raggio non funzionava per nulla, ero proprio refrattario di natura alle poesie!  Per dare un'idea di quanto la situazione stava volgendo male, basta dire che quando uno cadde per terra, non riuscendo bene a muoversi vestito da Babbo Natale, disse :
             
                                            "ma mannaggia a colui/che in cielo tiene il mio destino/e mi conduce come una pedina/movendo il sole e le altre stelle!"

Insomma, mi resi conto che ero la sola speranza per il mondo di tornare "normale" si fa per dire. Così, quando credetti di riconoscere la casa di AG, mi gettai contro la porta per aprirla con la forza, come vedevo fare nei film americani, però, sentendo il rumore, l'anziana proprietaria aprì la porta e si ritrovò una decina di finti Babbi Natale scaraventati nel salotto.
"Mi scusi signora" dissi trafelato "Cercavo AG!"
"Giovanotto! A parte che il Natale ormai è passato, lo sa che esistono i telefoni per chiamare il suo amico?"

In ogni caso, la vecchietta era davvero gentilissima e poco dopo eravamo tutti a sorseggiare il tè con biscotti nel salotto, la serenità della signora ci rilassava e confortava.
"Ma sapete, io ormai sono anziana, e poi ho superato una guerra mondiale, quarant'anni con mio marito e dieci anni di spesa alla LIDL, cosa volete che possa farmi un'arma chimica? Certo che con me non funziona! Però non mi dispiace questo nuovo mondo poetico, in fondo è meglio di prima, sono diventati tutti molto gentili e romantici, e anche quando ti mandano a quel paese lo fanno in versi."
"Signora, ma non possiamo accettare tutto questo! Che futuro avranno i nostri figli in questo mondo poetico? E lei si immagina i politici in televisione a parlare in rima? E come faremo ad andare in Comune a ritirare un documento? Tremo solo a pensarci!  Dobbiamo trovare AG e convincerlo, con le buone o le cattive, a disattivare l'arma chimica!"
"Oh, ma perchè non me l'ha detto prima? Non abita più qui, si è trasferito nel parco."
"Nel parco???" chiedemmo tutti in coro. 

Tolte le divise da Babbo Natale, che ormai erano inutili, ci avvicinammo di soppiatto al parco, che AG, ormai divenuto il Principe del nuovo mondo poetico, aveva trasformato in una sorta di liceo, nel senso greco antico, un gruppo di amici e amiche vestiti di tuniche, tra i quali riconobbi Marina, che coltivavano fiori, camminavano, e intanto si scambiavano le loro composizioni poetiche, usando i Tag, che erano come dei ciondoli, delle calamite di energia poetica, ovvero chi era di turno a dire la sua poesia lanciava il Tag sugli altri, che si trovavano costretti a commentare, per poi a loro volta declamare le loro poesie e Taggare gli altri. Tra un Tag e l'altro, notai che mangiucchiavano e sbevazzavano., insomma si divertivano, loro, alla faccia nostra.

Così vicini alla fonte energetica poetica, il nostro gruppetto, già scombinato dalla partenza, si era ormai frantumato, c'era chi aveva deciso di convertirsi alla poesia e chiedeva dove si poteva comprare una tunica XL, chi cercava di resistere ma era ormai preda del virus poetico. Mi resi conto definitivamente che con me il raggio era del tutto inoffensiva. 
"AG!" gridai, e tutto il convito di poeti si voltò verso di noi. "AG, Spegni l'arma chimica per il bene del mondo! TI prometto che leggerò sempre le tue poesie su Facebook, anzi la penultima l'avevo letta e mi era piaciuta, e poi il libro di Baudelaire l'ho pure prestato a una mia amica. Arrenditi! "
"Permettetemi un pensiero poetico per l'occasione" si aggiunse il mio compagno di disavventure che stava cedendo al raggio poetico:
 "Caro AG, sei sempre stato un bravo ragazzo, però adesso ci hai rotto il c..."

Per fortuna, AG non lo fece finire e, prendendomi a braccetto, mi spiegò parlando normalmente e non in maniera poetica come temevo:
"Mio caro, adesso sai cosa si prova a sentire tutti che parlano in modo diverso da te, essere relegati in un ghetto dove solo gli altri Poeti ti possono capire e apprezzare... ma voglio dare un'ultima possibilità ai Non Poeti come te. Voglio sentire una poesia tua, anche breve. Se saprai improvvisare una poesia, mi arrenderò."
"Io? Una poesia? Mai scritta una in vita mia, nemmeno da adolescente.... "
"Bene, allora benvenuto nel mio convito poetico, vuoi una tunica? Che sei, XXL mi sembra...?"
"Va bene, comporrò una poesia!"

Decisi di sacrificarmi per il futuro del mondo, e, con tutti in cerchio a guardarmi, come in un quadro di Botticelli, cercai ispirazione in una lontana delusione amorosa.

"Mia amata,
 il tuo collo era un fiore delicato
la tua pelle sapeva di bucato
mia amata
quanto mi è dispiaciuto
non averti mai tromb..."

"Basta così!! con un gesto plateale, AG, sinceramente stizzito, mi interruppe "Non posso tollerare oltre questa offesa all'arte poetica! Se voi Non Poeti dovrete comporre in questo modo, allora 
preferisco che noi Poeti rimaniamo chiusi nel nostro mondo, va bene!" e sempre con questi gesti che, insieme alla tunica e all'ambiente, facevano molto teatro greco antico, prese il suo cellulare e compose dei numeri. Mi guardai intorno e notai che i miei compagni erano tornati a parlare normalmente.

"Non mi fido ancora" dissi, con il tono di chi ormai ha in mano la situazione "Voglio controllare!"
Così andammo su Facebook:
un gatto, auguri di buon anno, due gatti, una frase fatta sul senso della vita, un gatto, una poesia, una poesia, un gatto, una frase fatta sul credere in se stessi, un gatto, auguri di buon anno, una poesia, una poesia, due gatti, una poesia., due gatti, due poesie, una frase fatta, un gatto, una poesia..  però Facebook era sempre così, fu solo accendendo la televisione che ebbi la conferma che tutto era tornato alla normalità, si fa sempre per dire, mai fui così contento di vedere i programmi... della sera perché con tutte quelle avventure ormai si era fatta già una certa.

"Amici poeti e non poeti" dissi "In questo momento così importante per l'umanità, vorrei solo dire... scusa AG, siccome da stamattina ho preso solo un cappuccino, non è che avresti qualcosa da mangiare, ho una fame!"
E fu così che quella incredibile giornata sfociò in una allegra serata a tarallucci e vino, 

"chi ha avuto avuto avuto 
chi ha dato ha dato ha dato 
scurdiammoci il passato
 siamo a Napoli paisà"

                                                                                                                       
                                                                          FINE??

                                                                 (speriamo di sì...)





postfazione: nella vasta produzione creativa di AD, questo strano raccontino va inquadrato in un periodo difficile passato dall'autore, tra feste natalizie, abbondanti cene e libagioni, dormite infinite, troppi cartoni animati visti insieme ai suoi nipotini, infatti la pubblicazione online risale ai primi giorni del 2013. AD scrisse molti saggi, recensioni, racconti, sceneggiature, ma in tutta la vita non scrisse mai nemmeno un verso poetico. 

martedì 8 gennaio 2013

IL MONDO DEI POETI (raccontino stupidino di inizio anno) - prima puntata



Quando mi svegliai, sembrava un giorno uguale agli altri, gli uccellini cantavano, i trapani trapanavano, la portinaia sulle scale brontolava, come sempre iniziai la giornata mettendo il bollitori sul fuoco e accendendo la radio, sintonizzata sul mio canale preferito. Essendo questa una radio senza dj e chiacchere, solo musica, era intervallata solo da spot pubblicitari, così almeno per una buona mezz'ora non mi accorsi di quello che era successo durante la notte.  Fu dal primo spot che mi accorsi di qualcosa di insolito, per reclamizzare un noto formaggio lo slogan era:

Non aspettare maggio
per gustare il nostro formaggio!

Non ci feci caso più di tanto, pensai che era un nuovo slogan come tanti, ma poi subito ne passò un altra:

Quanto è assai cosa saporita
da noi gustare la pizza margherita!

Dovette arrivare il momento del radiogiornale per cominciare a preoccuparmi. 
Le notizie erano lette in questo modo:

Ecco le dichiarazione di inizio anno dei nostri politici: 

                                            Italiani, non citerei Piancarale
                                           per dire che la situazione può migliorare
                                          E nemmeno Monterotondo
                                          per dirvi che abbiamo toccato il fondo
                                          Preferisco citare Fanigliulo
                                          perché ormai ve lo piglierete nel...

Chiusi la radio stizzito, ma cosa era successo? Mentre ancora sorseggiavo il mio Nescafé, col pc ancora spento, perché io vado in ordine, prima la radio, poi il caffè e poi il pc, accesi la televisione. Non volevo crederci, doveva essere un caso, non avrei mai pensato che AG l'avesse fatto veramente. La televisione fu una triste conferma: il presentatore a chi telefonava rispondeva così:

Orsu non ci faccia aspettare
ci dica da dove ha deciso di chiamare
e con una domanda da poco
vincerà il nostro gioco


Avevo capito tutto. AG aveva realizzato quello che minacciava da tempo: la terribile arma chimica in suo possesso, che gli era stata regalata per la prima comunione, era stata azionata: un dispositivo che faceva diventare tutti poeti, così che chi parlava e scriveva in maniera discorsiva era tagliato fuori dalla società. Come sempre in questi casi, si spera sempre per il meglio, così, dopo essermi vestito in fretta, uscii per strada. Fuori sembrava un giorno come gli altri, non sapendo chi interpellare fermai il primo passante chiedendo :

"Scusi sa le ore?" 
"Le ore del dolore/le ore del mio cuore/che soffre per amore/ma da quando ci sei tu/tutto questo non c'è più/trallallero cucucu! (mi scusi sa, mi mancava la rima!)"

Le mie speranze svanirono del tutto quando, fingendomi non del luogo, chiesi a un vigile come si raggiungesse il centro per sentirmi rispondere:
"Ogni uomo ha il suo centro
e ogni centro ha il suo uomo"

Era la fine. Un mondo dove tutti avrebbero parlato in versi, la vendetta di chi scrive le poesie e magari non viene letto, era un complotto da tempo organizzato su Facebook, di cui ero venuto a conoscenza, ma in cui non avevo voluto credere. Come avrei potuto, io non affatto astioso verso le poesie, ma con qualche difficoltà a penetrarle, a capirle, anche nel caso di grandi autori, prediligendo la narrativa sopratutto fluviale alla Balzac e Tolstoj, a sopravvivere in questo nuovo mondo? Come avrei potuto lavorare, viaggiare, chattare, perfino... prendere un caffè al bar? Seguendo i miei pensieri, entrai appunto nel primo bar a disposizione, dove mi conoscevano come cliente, sorridendo e cercando di sembrare tranquillo chiesi un bel cappuccino. 

"Come la luna sul lago/e non la cruna dell'ago/sarà questo cappuccino/per apprestarsi al vostro mattino" fu la risposta. 
Non dissi niente per non farmi riconoscere, ma dopo avere con mani tremanti bevuto il mio cappuccino, andai a pagare e la risposta fu;
                                           "sarò onesto/le darò il resto". 

Uscendo dal bar, mi resi conto che qualcuno mi stava seguendo, fui preoccupato: almeno i Poeti che ormai dominavano il mondo sarebbero stati comprensivi con i Non Poeti sopravvissuti? O mi avrebbero perseguitato ed esiliato? Invece la persona che mi seguiva e si avvicinò a me sarebbe stato un propizio incontro.
"Parola d'ordine" mi disse piantandosi davanti a me.
"Non lo so"
"Quanto costa un chilo di pane?"
"Boh, io prendo la baguette"
"Amico! Sei dei nostri! Vieni, subito!"

E mi caricò sopra un taxi, quando stavo per aprire bocca, mi fece un segno eloquente di non parlare per non farsi riconoscere dal taxista che pure rimase silenzioso tutto il tempo, forse a sua volta era dei nostri e temeva che fossimo dei Poeti. La mia impressione fu confermata dal frettoloso dialogo alla nostra discesa:quant'è? tenga, buongiorno, buongiorno a voi, e così via. 

Ci trovavamo ora dalle parti di Ortica, periferia nord milanese, e mi ritrovai in una fabbrica abbandonato, un perfetto luogo per carbonari quali appunto eravamo. Il mio misterioso compagno mi presentò ai suoi amici. 
"Ne ho trovato un'altro. L'ho riconosciuto dal suo imbarazzo al bar, e l'ho portato da noi" 
Gli altri, che non erano pochi, mi accolsero con calore, come se fossimo vecchi amici. Sorprendente come si fraternizza subito  quando si condivide una situazione di pericolo. 

Dopo le presentazioni, spiegai a tutti che ero portatore di una informazione fondamentale per la PIPPO, ovvero la neonata organizzazione  Protezione Italiana contro il Predonimio Poetico Organizato. AG covava segretamente questo progetto ormai da tempo, e su Facebook trapelavano scambi di informazioni, messaggi in codice che avevo sottovalutato, ormai le speranze erano poche. Chissà quanti c'erano sparsi per Milano, poverini! E poi nel mondo? E le altre città sarebbero già cadute? Forse perfino in Francia dove sono tutti sempre così gentili, ti avrebbero risposto:

"mais ou allez monsieur? 
s'il vous plait entrez dans le trou du..." 

Mi zittirono. Ero stato chiarissimo. La situazione era chiara: i Poeti non avevano intenzioni ostili contro i Non Poeti, semplicemente dovevamo adattarci e cominciare a poetare anche noi, cosa impensabile, oppure ribellarci. 
Oppure...

"Oppure" dissi, accendendomi una sigaretta e sentendomi come Jean Gabin in qualche vecchio film in bianco e nero "Dobbiamo andare a casa di AJ e disattivare l'arma chimica" 
"Come?" mi chiesero in coro, con gli occhi puntati su di me, ero ormai diventato il leader della PIPPO, cosa che mi rese orgoglioso.
"Ho un piano" dissi. 

                                                                                                    1- continua...